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Non sorprende che l’odierno coinvolgimento del capitale riguardi principalmente i consumatori. Solo nell’ambito di tale sfera si può parlare sensatamente di «reciproca dipendenza». Per essere competitivo, efficiente e redditizio, il capitale dipende dai consumatori, e i suoi itinerari sono guidati dalla presenza o assenza dei consumatori […]. Zigmunt Bauman, Modernità Liquida
L'indifferenza colpevole: quando un acquisto diventa
Credo che forse non troppo causali circostanze della vita contemporanea, producano in noi malcapitati cittadini non poche confusioni circa le reali possibilità di azione nel contesto che formiamo: più esattamente abbiamo spesso la sensazione di impotenza laddove avremmo, invece, a disposizione, modalità valide di intervento e, viceversa, abbiamo l’illusione, quasi necessariamente delusa, di poter determinare variabili che sono, invece, fuori dal nostro controllo. Un esempio del secondo tipo di situazione descritta può essere la responsabilità, accollata al singolo individuo, di costruirsi individualmente la propria esistenza. L’illusione è data, chiaramente, dal fatto che non ci sono fornite le libertà necessarie a compiere una simile “missione” da soli.
Tra le modalità di intervento individuali ancora sottovalutate, capaci collettivamente di produrre forti pressioni, quindi conseguenze reali sul sistema (sociale, politico, economico), c’è il boicottaggio di prodotti commerciali.
Le motivazioni possono essere differenti, e variano da un’impresa multinazionale all’altra, le principali sono:
- sfruttamento del lavoro, anche minorile, nella produzione;
- repressione violenta dei movimenti sindacali e di lotta per i diritti dei lavoratori;
- scarsa o nulla considerazione delle misure ambientali di depurazione e scarico dei prodotti di scarto;
- finanziamenti a regimi dittatoriali e/o al mercato delle armi;
- utilizzo di sostanze dannose per il fruitore del prodotto;
- pressioni politiche ai governi del Sud del mondo.
I movimenti, siti, giornali, gruppi o singoli individui che diffondono, con ogni mezzo, il boicottaggio, sono molti. Sarebbe inutile scriverne ancora o riportare integralmente testi già presenti nel web, ci limiteremo, quindi, a fornire un vademecum per una rapida fruizione e link a siti che offrono approfondimenti per quanto riguarda le singole campagne e imprese.
Non prima, però, di aver nuovamente sottolineato, richiamandoci alle parole del sociologo polacco Zigmunt Bauman, l’importanza di questa pratica. Egli parla [vedi sopra] della fine (purtroppo chiaramente visibile) della «reciproca dipendenza» tra capitalisti e lavoratori, che determina il sempre minore potere di contrattazione di questi ultimi. Fortunatamente questa dipendenza è stata sostituita da un’altra che abbiamo il potere di gestire: i dirigenti di impresa dipendono dalle vendite, quindi dal consumo, quindi, in ultima analisi, da noi consumatori.
Per questo motivo il rifiutarsi di acquistare prodotti ottenuti dallo sfruttamento di persone o ambiente, non in grado di difendersi, non è solo un obbligo morale per chiunque decida di avere coscienza delle proprie azioni, ma anche una valida arma per contrastare l’assolutezza decisionale dei principali soggetti economici, dalle cui scelte dipendono conseguenze (politiche, sociali, ambientali), che prescindono dall’ambito che dovrebbe competere loro, e che ci riguardano da vicino.
Ricordando, infine, che, come diceva Martin Luther King, promovendo il boicottaggio, “La non cooperazione con il male è un obbligo morale tanto quanto la collaborazione con il bene”, e che l’indifferenza e il disinteresse è più ipocrita e altrettanto colpevole di un’azione diretta di sopruso e ingiustizia sociale.
Per commenti: disgustorama1@yahoo.it.
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