| Killer's kiss
Osservando le prime scene di "Killer's kiss", non ho potuto fare a meno di notare un certo collegamento con il primo cortometraggio di kubrick, "Day of the fight", del 1949. Anche in questo caso infatti, venivano mostrati con particolare enfasi tutti i rituali di preparazione ad un incontro di pugilato, esarcebati da un nervosismo di fondo reso possibile dalla giusta puntualità e dai giusti ritmi della musica. La stessa sensazione è presente anche in "Killer's kiss", in cui la musica sottolinea un particolare stato d'animo che muta al mutare di ogni scena, fino alla fine della proiezione. Questo film spicca infatti dal panorama noir degli anni '50, per l'attenzione particolare dedicata alla musicalità: musicalità delle immagini (considerevoli infatti, la luce e la fotografia, che denotano il passato kubrickiano di fotografo), del montaggio e, ovviamente, della musica stessa. Molte sono i riferimenti simbolici e molte sono le scene degne di nota, da quella del match (ripresa da Kubrick con la telecamera a mano.) a quel tramonto che sembrava veloce, ma allo stesso tempo pareva non finire mai, dal "semi-documentario" nella scena dei teppisti, al bellissimo, ma malinconico balletto di Iris. Emozionante inoltre, la scena dell'inseguimento sui tetti di New-York e direi memorabile quella del combattimento nella stanza dei manichini (vedi foto), che, oltre alla chiara particolarità visiva di quei manichini che sembrano moltiplicarsi costantemente, ha denotato in modo intenso e altrettanto angosciante quanto a volte, pervasi da una forza interna quasi sconosciuta, il nostro impulso omicida prevalga su tutto.
Bravi gli attori (particolare il viso di Irene Kane, che rispecchiava pienamente l'ambiguità di Gloria) e grande un Kubrick che, già dagli inizi e nonostante una debolezza narrativa del film (specialmente nella conclusione, un po' banale), fa notare il suo grande talento oltre che nella fotografia, anche con la macchina da presa.
(Michela)
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