| Lolita
"Magdalene" è un film ben diretto e ben montato che richiama molto l'attenzione sull'aspetto emotivo della storia che si impegna a mostrare, tra l'altro con profonda crudezza.
La fotografia è buona, le interpretazioni sono ottime e riescono a sottolineare il carattere struggente degli avvenimenti, delle immagini e del contesto tetro presenti all'interno dei conventi delle "Maddalene", istituzioni nate nel corso del 19° secolo per cercare di redimere i peccati delle prostitute attraverso il castigo, la povertà ed il lavoro forzato, divenendo, nel complesso, delle prigionie pseudo-riparatrici.
Con sguardo consapevole e duro Peter Mullan ci accompagna nella visione di un film emozionante quanto angosciante, allo stesso tempo però, anche brutalmente e terribilmente legato alla verità dei fatti.
Difficile negare che la strada sia stata percorsa verso una sola direzione, ma ciò che conta alla fine è il sentimento ed il forte indice di realtà di cui il film-regista si rende portavoce.
Un'illuminazione che rende, forse, ancor più cieco chi già non vedeva e ancor più consapevole e rammaricato, se non addirittura rassegnato, chi era già riuscito ad intravedere degli spiragli di luce-verità tra le mura di queste istituzioni.
Quell'alone di inquietudine che rimane di fronte allo schermo bianco non potrà in nessun modo essere commiserato o superficialmente sminuito: questa volta il "trucco è stato svelato". Nulla si può negare, grazie soprattutto alle testimonianze documentate da chi in quel film ha rivisto la sua storia e che ha permesso la sua stessa realizzazione.
Non credo che "Magdalene" voglia essere necessariamente un film critico contro la Chiesa , o meglio, non solo. "Magdalene" è molto di più: è una presa di coscienza sui problemi che insinuano nella nostra società, di cui la Chiesa ne fa non solo semplicemente, ma profondamente, parte. Essa inoltre, viene chiamata in causa non tanto per i numerosi peccati di cui si rende colpevole, quanto perché è proprio in questa istituzione che la gente si rifugia per esserne espiata, è proprio essa che si innalza a redentrice.
Vite fuorviate e umiliate, vite spezzate, ancor più perché gli artefici di questo male sono persone che godono della fiducia della gente, dei cristiani, si tratta di persone che dovrebbero aiutarti, salvarti e portarti sulla retta via e invece sono proprio loro a nascondere dietro le vesti dei servi di Dio quelle del lupo cattivo o, se vogliamo restare in tema del simbolismo animale cristiano, il serpente ingannatore. Mi si potrebbe rispondere ora che il serpente è l'incarnazione della tentazione, non propriamente del peccato, ma è proprio questo il punto: la tentazione potrebbe essere quella di credere troppo ciecamente nella loro figura e renderli poi dannatamente liberi di andare oltre la semplice tentazione, attraverso abusi e sopraffazioni sessuali, fisiche o mentali.
E' incredibile pensare che fino al 1996 ancora esistessero luoghi del genere, anche se dovremmo essere consapevoli che la loro scomparsa, purtroppo, non equivale automaticamente all'abbattimento di questi soprusi.
Credenti o non credenti, cristiani o no, è difficile per chiunque, credo, accettare gli avvenimenti ricorrenti all'interno delle Magdalene.
Uomini e donne a servizio di Dio, così almeno pretendono di essere identificati, che approfittano in maniera ipocrita delle loro posizioni e del loro ruolo per manipolare la vita degli altri che, più o meno inconsapevolmente, si sottomettono ad essi. Ma, a questo punto, viene inevitabilmente automatico chiedersi se sia fallace l'immagine del Dio buono che noi portiamo avanti e che persevera nel lasciar correre sull'avanzamento di questi avvenimenti (magari, chi lo sa, sperando nel decadimento di questa Chiesa per restaurarne una nuova, più onesta e convinta negli ideali che porta avanti?) o, invece, quella dei servi di Dio che, rimanendo pur sempre uomini, sono inevitabilmente soggetti ai propri impulsi e desideri, di qualunque genere. Almeno una delle due affermazioni dovrà pur essere vera, se non si vuole accettare l'idea che questo film, come altri, oltre a tutte le vicende-scandalo venute fuori negli ultimi tempi, non abbiano fondamento. Allora potremmo continuare comodamente a credere che la Chiesa sia giusta e senza peccato, anche se non so fino a che punto ciò sia leale nei confronti di chi in questo presunto fondamento ci crede veramente: sarebbe dunque meglio fingere che nulla succeda e tapparsi gli occhi, o guardare in faccia la realtà, anche se con un po' più di sofferenza?
Ed ecco qui che, quasi in modo spontaneo ed involontario, si incorre di nuovo nella classica, vitale, domanda che riecheggia costantemente nell'arco della nostra esistenza, la stessa che vede l'uomo diviso ed il mondo frammentato nel cercare di destreggiarsi per darsi una risposta.
Per fortuna però, questa volta la domanda rientra nella schiera di quegli interrogativi a cui una risposta esiste, anche se bisogna cercarla, fuori e dentro noi stessi, profondamente e sinceramente.
(Michela)
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