Marnie

Un ennesimo successo firmato Hitchcock, questo è "Marnie"; sempre improntato sulla psicoanalisi, fatto di poche parole, ma anche di molte sensazioni. Sicuramente però, dopo aver considerato molti elementi a suo sfavore, questo non può essere certo considerato il miglior film della sua carriera. Tippi Hedren, tra l'altro già protagonista in "Uccelli", è troppo poco espressiva (forse in parte ciò può essere dovuto al fatto che per tutta la durata delle riprese è stata in continuo litigio con il regista), la suspence poca o quasi del tutto assente, in alcuni momenti rende il film persino un po' noioso. Gli effetti speciali sono un po' scadenti (ma per questo Hitchcock ha già pagato molto, date le numerose critiche che ha ricevuto): l'effetto del rosso che avrebbe dovuto trasmettere l'ossessione e l'angoscia che provava la protagonista alla vista di quel colore, è realizzato in modo piuttosto superficiale, così pure le scenografie paesaggistiche per niente realistiche. Suggestiva la voce di Marnie nella parte finale del film. Tutto ciò però non distoglie l'attenzione dai meriti di Hitchcock, principalmente di aver sempre e comunque analizzato la psicologia di ogni suo personaggio, i suoi drammi, le sue paure, le sue ossessioni. Serio, in questo caso, il conflitto scaturito da un grave trauma infantile radicato nel subconscio di Marnie, ben studiato e ben elaborato, proprio dello stile di un grande regista.

 

(Michela)

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