IL PREVISIONI DAL 14 AL 21 FEBBRAIO 2006

Per chi ancora non si fosse riuscito a spiegare eventi passati consigliamo la LETTURA POSTUMA di quanto le stelle avevano previsto, e ricordiamo a chiunque realmente interessato a prendere in mano la propria vita, l'indispensabilità di consultarci settimanalmente.

 

Buongiorno a tutti. Ma è davvero un buongiorno? Al momento in cui scrivo, le camere sono appena sciolte, Calderoli si è dimesso, ieri non sono andata in bianco come da 19 anni a questa parte; sì, è un buongiorno. Avevo promesso con questo nuovo ciclo delle cospicue novità. La prima è che siamo entrati nel segno dei pesci, del quale noterete a fondo pagina il profilo e le attitudini, nel caso (sfortuito) voleste fare breccia su un pesciolino cuor. La seconda è che il parto di tutto ciò sta diventando ostico all'umana mente... pur essendo semi-divina, mi vedo costretta a diradare i tempi di pubblicazione, tra i quindici giorni e il mese, da definire. Come farete senza le mie sibilline visioni? Non lo so. La terza è l'oroscopo tematico, che per questo primo appuntamento si confà di (o ci vuole "in"? alla faccia della laureanda in lettere...) un profilo dettagliato di chi foste in una precedente vita. Chi foste in una precedente vita? Le stelle vi risponderanno. Io, invece, che delle stelle me ne frego pur essendo la vostra oroscopista, colgo la palla al balzo per lanciare un appello a tutti i sinistrosi che leggono il sito (ed ho seri motivi per pensare che siano tanti, nonostante i sondaggi che il Berlusca segue quando batte la testa): Fate come me. Ho conservato una bottiglia di spumante da Capodanno per il 10 di Aprile, quando, si spera, avremo dei risultati cospicui sul fronte elettorale. Sono decisa a stapparla: a festeggiare, festeggio. Ma conservo il vuoto a rendere. A renderlo in testa alla prima pirlata della sinistra al governo. Fate come me: per ora accontentiamoci di togliere il nanetto dal suo trono. Ma per ora. Non un secondo di più.

ARIETE
Foste in una vita passata una guardia svizzera ben prima che Pipino il Breve donasse al papa lo Stato della Chiesa. Infatti, in molti si chiedevano cosa cazzo faceste con addosso delle calzamaglie e un ridicolo gilet, e perché steste fermi come una mangusta in allerta per ore intere, sbattendo i tacchi alla mezza di ogni giorno. Frustrati dall'incomprensione che vi circondava, toglieste i vostri preziosi calzari e vi dirigeste verso il deserto, in meditazione per scoprire voi stessi. Purtroppo, arrivati in Egitto dimenticaste di togliere l'elmetto, e l'effetto serra creatosi all'interno della vostra testa provocò il prolificare di una nuova flora attecchita sul vostro cuoio capelluto. Uno scriba vi trovò stramazzati sulla sabbia, mezzi cotti e rantolanti, in una posizione così artistica che da quel momento naque lo stile pittorico egizio della raffigurazione di profilo. Foste altresì i precursori dei giardini pensili di Babilonia, quando portarono la vostra salma in Medio Oriente e vi tolsero l'elmetto. Tutti vi trovarono così chic che tentarono di emularvi, decidendo saggiamente di coltivare la nuova flora sui balconi anziché sulla testa. Fa schifo, lo so, ma fu ciò che foste. Uno schifo.

TORO
Foste in una vita passata un batterio ai tempi della vita unicellulare. Particolarmente vispi e attenti, seducevate le amebe e i protozoi con sensuali agitamenti di ciglia e vibrilli. Ma vi sfuggivano come uno streptococco, e fu così che vi ritrovavate soli a sognare la vita terrestre, canticchiando "ma un giorno anch'io - se mai potrò - esplorerò la vita lassù - fuori dal mar - come vorrei - vivere là", intonando gli acuti con grazia sirenica in compagnia di un pesce palla (unico esemplare già sviluppato, per questo rifuggito al pari di voi dai suoi simili) a strisce gialle e blu di nome Flanders. Il principe Eric vi fece la corte, ma vostro padre impedì il fidanzamento. Per fortuna, la Strega del Mare vi tolse la voce: smetteste di cantare, e immediatamente un virus femmina si sentì attratta da voi. Vi diede un abbraccillo e un bacillo; il primo fu piacevole, il secondo fu letale; moriste, ma la vostra copula con un essere di altra specie diede vita al facocero, al peculario e al caimano. Il secondo si estinse perché non respirava sott'acqua; gli altri due sopravvissero, e fu con la loro rispettiva copula che nacquero tutte le specie conosciute.

GEMELLLI
Foste in una vita passata il fratello schifato di Harry Potter, Larry Potter. Fin da bambini, i vostri genitori, amici e conoscenti vi sfottevano per la somiglianza nominale, e voi due fratelli piangevate abbracciati, confortandovi, nella segreta aspirazione di accopparvi a vicenda. Dopo aver manomesso i freni della macchina dei vostri genitori, chiedeste a vostro fratello di inserire la spina del dvd, ben sapendo che la presa non prendeva e che il filo era scoperto. Vostro fratello non morì fulminato, ma gli rimase una cicatrice sulla fronte. Voi deste la colpa dell'uno e dell'altro incidente a tale Voldemort, che a quei tempi faceva il postino, e tanto fu il suo rancore che intraprese la carriera criminale. Voi due fratelli foste separati, e tutti smisero di chiamarvi Harry&Larry. In quel periodo della vostra vita che va dalla separazione alla scuola di Hogwart, mentre vostro fratello scopriva i talenti lasciatigli in eredità dai genitori, anche voi scoprivate il vostro: sapevate tenere in equilibrio due forchette nel buco delle orecchie. Anche muovendovi. Purtroppo, non aveste lo stesso successo del vostro germano. Moriste trafitti da un boccino impazzito durante un torneo di Quiddich, mentre vostro fratello firmava un contratto milionario con la Rowling. A volte va così.

CANCRO
Da bravi cancerini, nella precedente vita foste il protagonista de "Incompreso". Ma solo voi conoscete la verità: odiavate vostro fratello, schifavate i vostri genitori, fumavate canne rinchiusi nella vostra stanza, sputavate a terra, bevevete alcool e sapevate suonare il sitar elettrico. Se eravate incompresi, lo eravate dalla vostra tartarughina di compagnia, in cui riponevate tutte le vostre speranze di vincere il torneo di corsa campestre per animali, dalla vostra ragazza, che si rifiutava di sottomettersi a pratiche sconosciute perfino agli autori del KamaSutra, e dal mondo intero, che non vi riconosceva come genio assoluto. Solo il vostro manager editoriale credeva in voi (gli avevate promesso il 120% degli utili) e faceva di tutto perché il vostro libro sfondasse. Ma la vostra autobiografia, "Io sono il signore dio vostro", tardava a diventare un best-seller. Il vostro manager propose allora di dare una svolta al vostro stile di vita, poiché l'aria da bello e dannato e il codino a proboscide di topo non tiravano più dai tempi del decadentismo. Vi propose di mostrarvi al pubblico disponibile, tenero e gentile; vi venne in mente D'Annunzio che si finse morto a 17 anni, e decideste di inscenare anche voi una tragedia: buttaste vostro fratello nel fiume. Mentre lui annegava, rifletteste a quanto avreste fatto presa sul pubblico salvandolo. Vi buttaste e vi toccò una lunga convalescenza: vi sareste salvati, se il vostro manager non avesse pensato che il film sulla vostra morte vendeva di più del libro sulla vostra vita. Nottetempo vi staccò il respiratore. Moriste con in bocca le famose parole: "Muoio perché amai la giustizia e odiai l'iniquità". Quando vi tolsero il foglietto da bocca, sussurraste "fanculo", e così vi spegneste.

LEONE
Foste Icaro, e non è poco. Vostro padre era un vecchio rimbambito cui era stata affidata la costruzione di un labirinto; si ubriacò più del solito, tracciò due linee streveze e fu anche abbastanza cretino da non ricordarsele quando rinchiusero voi e lui nella costruzione da lui progettata. A voi sarebbe bastato percorrere il labirinto tenendo la mano destra sempre contro un muro: è matematico che così si riesca a trovare l'uscita, lo sapeva anche quell'altro deficiente di Teseo, cui Arianna non diede mai alcun filo, semmai qualcos'altro. Ma vostro padre voleva costruire le ali; per indole, foste sempre troppo buono, quindi lo aiutaste a sparare ai piccioni, nonostante l'aviaria, e a spennarli. Dove trovaste la cera, non fu mai detto. Endemico che anche il Minotauro lo schifasse; la pena per quell'uomo era tale che cambiava strada ogni volta che vi incrociava. Quando le ali furono pronte, dimenticaste ogni legge della fisica e spiccaste il volo. Dedalo vi avvertì: "non verso il sole! non verso il sole!"; voi eravate ambiziosi, ma mica cretini: era l'occasione giusta per finirla col mantenere il vegliardo e assecondarlo in ogni suo capriccio. Simulaste una terribile caduta, e vi adagiaste su un'assolata spiaggia delle Seychelles. Dedalo atterrò in un ospizio, dove finì serenamente i suoi giorni progettando il ponte sullo stretto di Messina. Voi vi godeste il sole e il mare, e quando sentiste la mancanza del genere umano fondaste un'agenzia turistica e metteste su un baracchino di granite. L'ambizione, a volte, fa bene.

VERGINE
Foste un puffo rosso, e la vita non vi andò mai bene. Cresceste sotto gli occhi curiosi dei vostri compagni, e quelli schifati dei vostri genitori. Fin da bambini vi sentiste diversi, quando all'oratorio tutti cantavano "noi puffi siam così - noi siamo tutti blu", e dovevate star zitti per amor di coerenza. Inoltre, non aderiste mai alla scelta di usare il verbo "puffare" in ogni evenienza (per voi rappresentò solo l'atto della copula, sconosciuto ai più del vostro villaggio) né alla consuetudine di raccogliere fiori cantando "la la lala la la, la lala la la". Cresciuti, cominciaste a porre domande scomode, tipo "come nascono i puffi" e "perché non ci inquadrano mai quando pisciamo". Entraste in competizione con Sapientone citandogli Kant, ignoravate Forzuto, leggevate l'Emile di Rousseau a Selvaggio e non aprivate mai i regali di Burlone. Ma tutto ciò non vi poneva a riparo dall'amore: capitolaste sotto le ciglia di Puffetta, per di più unica femmina del branco, ma quando lei vi denunciò per abuso sessuale - eravate innocenti, le avevate solo declamato Shakespeare - la cosa venne messa a tacere e voi intimati di non avvicinarvi a lei. L'amaste da lontano. Il vostro villaggio cominciò a vedervi come il fumo negli occhi: vi boicottavano non facendovi fare il fiore nella recita di primavera e mandandovi Vanitoso a disquisire di sé in piena notte. Provaste a vivere con Confuso, ma quando morì di overdose in casa vostra tutti vi incolparono. Fuggiste, e riparaste presso Gargamella, che, affascinato dalla vostra cultura, vi mise a disposizione i suoi libri, non provò a farvi tradire il vostro popolo né a cucinarvi, sebbene il vostro colorito avrebbe dato un sapore piccantino alla zuppa. Quando vi spedì come legato per dichiarare una pace, Grande Puffo vi fece catturare nottetempo, e vi tenne per qualche mese a pane e acqua, vessandovi per farvi confessare. Quando moriste, Grande Puffo adottò quel bel cappello rosso che lo contraddistingue. E nessuno al villaggio gli fece domande.

BILANCIA
Foste un uccellino, e per molte vite. Dapprima nell'antichità, dove era ancora di moda l'aruspicina, quindi svernaste in luoghi ignoti ai più; quindi passaste il Medioevo come animale di compagnia; foste la gallina di Onorio, il canarino di Carlomagno, il falcone di Federico II e il tacchino di Cola di Rienzo. Stanchi di una vita con poche aspettative, diventaste la musa di grandi pittori quali Caravaggio e Tiziano. Quando arrivaste nelle Americhe, foste arruolati come piccioni viaggiatori dall'esercito sudista. Per un certo periodo, foste corvo della Torre di Londra, e ispiraste con il vostro fastidioso gracchio un poema di Poe. Ma la vera ascesa al talento vi venne con Wilde; a Wilde piacevano gli uccelli (prego i più maligni di contenersi), e vi tenne con sé per lungo tempo; viaggiaste per tutta l'Europa, conosceste gente e foste i più richiesti ad ogni evento mondano. Si suppone che abbiate suggerito a Wilde alcuni dei più celebri aforismi, tipo "non c'è peccato tranne la stupidità" e "l'acqua bolle più tardi se la guardi". Wilde scrisse su di voi ben due opere: in una di queste, foste una rondinella, che scartavetrò il Principe Felice per dare ai poveri finché di lui non restarono che le ossa. In un'altra, foste un pettirosso, e vi sottoponeste ad una delicata opera di emostasi per colorare una rosa. Quando per Wilde le cose buttarono male, decideste che era tempo di cambiare aria. Ma la vostra reputazione, ormai, era macchiata, in quell'Inghilterra vittoriana in cui non c'era spazio per l'amore libero. Aspettando Woodstock (e non parlo del concerto, ma dell'uccellino di Snoopy, con cui intratteneste una decennale relazione amorosa), andaste da un teatro all'altro in cerca di scrittura. Foste comparsa in "Uccelli" di Hitchcock. Tornaste alla ribalta dopo la vostra evirazione, ad opera di un fidanzato geloso di Woodstock: foste Titti. Scendeste a compromessi con la vostra arte, ripetendo pirlate ("mi è semblato di vedele un gatto") per venti minuti di fila ogni giorno e sopportando una miope vecchietta che vi portava con sé anche in bagno. Cominciaste a bere. Abbandonaste le scene e vi metteste a registrare suonerie per cellulari. Intanto, salirono alla ribalta i piccioni "Valiant" e il pulcino "Chiken Little". Consolatevi: un'aviaria ci seppellirà.

SCORPIONE
Foste un inventore del Rinascimento italiano, anche se nessuno se ne accorse. Inventaste oggetti di grande importanza: il tritura-uova crude, l'ombrello ad elio che si manteneva da solo sulla testa (bastava gonfiarlo e legarlo al polso, dicevate: foste anche il precursore dei pallloncini da sagra di paese), il pianoforte da viaggio, l'arriccia-peli da ascella, il due pezzi. No, non il bikini; una biancheria intima femminile formata da un calco della donna, testa, piedi e mani esclusi, in gesso, tagliato in senso verticale le cui metà vanno agganciate sui fianchi. Se non capite, posso mandarvi un disegnino alla modica cifra di euro dieci (in busta chiusa e bollata da inviare alla sede del sito). Tuttavia, il vostro genio portava con sé una certa sregolatezza: vi alzavate tardi al mattino, bigiavate le lezioni, andavate di nascosto ai concerti dei Led Zeppelin, la sera vi ubriacavate e vi impennavate col motorino. La vostra vita prese una brutta piega quando scriveste un libello sull'evasione dai biglietti del treno; il libro ci è pervenuto frammentario, solo i capitoli secondo, su come usare la replay scrivendo data e ora su un biglietto generico, e dodicesimo, su come spalmare il lucidalabbra sulla linguetta da timbrare per poi grattare via gloss e inchiostro. Gradiremmo, essendo pendolari, il manoscritto ufficiale; potete spedircelo (assieme ai dieci euro) all'indirizzo di cui sopra? Ad ogni modo, finiste la vostra vita in una casa di cura (dopo la stesura di un saggio sul berlusconismo), e l'unica intuizione che restò di voi alla storia fu che il sapone aiuta quando lo scorsoio non scorre.

SAGITTARIO
Foste la mela avvelenata di Biancaneve. Tutto cominciò quando la matrigna vi colse dall'albero; avevate atteso per anni che quella donna algida e bellissima si accorgesse di voi, e quando finalmente eravate entrate in confidenza lei si era trasformata in una vecchia schifosa. Cominciava male. E buttava peggio: vi infilò in un calderone di acido muriatico; per fortuna, aveva fatto prima la prova con un orsetto di peluche, e quando di lui riemerse solo il braccio capì che doveva diluire la dose. Insomma, vi avvelenò, vi mise in un paniere e vi portò nel bosco. Assisteste a tutta la scena: la vecchina bussò alla porta con quel suo sguardo spiritato, e Biancaneve, da perfetta velina ante-litteram, non esitò ad aprire, sebbene fosse sola in casa (non che sette nani possano difendere un gran che), sapesse di avere una taglia milionaria sulla testa e la vecchietta non sapesse dissimulare un viso alterato dal desiderio di sangue. Intuiste di avere a che fare con una pirla. La sensazione si acuì quando sentiste la vecchietta offrire a Biancaneve una mela e lei accettò. Una mela, Biancaneve; Biancaneve che stava facendo una torta di mele, in un bosco dove c'erano solo mele, dove mancava tutto il resto ivi compreso un gabinetto chimico e una mutanda di ricambio; Biancaneve, invece di scoppiare in un pianto isterico e prendere la vecchina a randellate con la picozza dei sette nani, accettò con entusiasmo. Vi metteste le mani nelle foglie e vi preparaste al gran momento. Non vedeste il biglietto che la ragazza fece scivolare nel reggiseno della strega (conteneva il seguente messaggio: "chiami la polizia, questi sette mi tengono qui da vent'anni come schiava e compagna di piacere, e quello che diceva De André sui nani è vero"), e vi preparaste alla scena madre. Biancaneve vi morse e cominciò a sentirsi male. Anche voi, considerando che nel bosco mancavano anche gli spazzolini da denti. Barcollò e cadde contro la testiera del comò. La strega si allontanò ghignando, e voi rimaneste intrappolati al buio nella bocca di Biancaneve. Vi sorbiste il funerale, e invano tentaste di uscire. I nani guardarono in ogni anfratto (e quando dico ogni, intendo ogni) alla ricerca di un indizio per incastrare l'omicida, anche perché avevano la polizia alle costole, ma si dimenticarono di controllare in bocca (non amavano determinate pratiche). Rimaneste seppelliti in quella laringe per trent'anni; Biancaneve non si putrefaceva perché in teoria non era proprio morta, ma il risultato, dopo trent'anni con una sostanza organica in bocca, era più o meno lo stesso. Scriveste il "de consolatione philosophiae", il "de profundis" e "le mie prigioni". Dopo trent'anni, sentiste un qualcosa di umido aprire uno spiraglio e farsi largo: era la lingua del principe. Biancaneve si risvegliò e finalmente le sue funzioni organiche ripresero. Vi ingoiò e vi evacuò che fu una sola cosa. E foste finalmente liberi.

CAPRICORNO
Foste l'ispiratore dei capolavori di Danielle Steel. Vi chiederete: sarò stato l'uomo della sua vita? Un alunno importante? L'occhio lacrimevole ma saggio di un bambino? Una situazione poetica? Un paesaggio struggente? Una pioggia marzolina? Un incontro entusiasmante? Un film illuminante? Un evento catastrofico ma carico di poesia? Un'opera d'arte alla cui vista tutto momentaneamente scompare affinché chi mi veda decida di dedicarsi unicamente all'arte? Uno scritto la cui possenza morale e artistica abbia segnato per sempre il corso di una vita umana? Niente di tutto ciò. Stiamo parlando di Danielle Steel: foste una tegola mal saldata e cadeste sulla testa sbagliata al momento sbagliato. La Steel si beccò tre mesi di prognosi riservata e un coma indotto, nel quale elaborò tre trame avvincenti bastevoli per quarantasette dei suoi romanzi. Quando tornò sul luogo dell'incidente e vi trovò ancora lì, in frantumi (nessuno aveva raccolto né voi né lei, si era trascinata al pronto soccorso sulle ginocchia), vi fu grata, vi montò in oro e vi mise sul caminetto. Sotto consiglio del suo editore, vi spacciò per il contenitore cinerario della sua amata bisnonna scrittrice. Il mondo vi è debitore di un'artista; un bel salto di qualità, per una tegola che aveva ottenuto, nella storia, solo una comparsata nel film "Ben Hur". Alla luce di quanto detto, dove abitate, di preciso?

ACQUARIO
Foste una delle tazzine di Piter; di quelle che, dal lavabo, guardano in cagnesco. Di quelle che consolano gli gnu quando Piter li convince a fare l'aerosol con lui; di quelle che mantengono loro la fronte mentre vomitano l'anima per la birra scaduta. Non vedete l'ora di cambiare lavoro.

PESCI
Foste un fungo allucinogeno, per di più comunista. Finiste la vostra muffica carriera in un risotto, e foste ingeriti da un bambino di nome Silvio, nei lontani anni sessanta. Provocaste danni irreparabili: il bambino cominciò a vedere bolscevichi dappertutto, bolscevichi che governavano il Paese, bolscevichi che non lo facevano parlare, bolscevichi che volevano metterlo in galera. Il bambino non si riprese mai dallo shock. Cominciò a crescere in lui la convinzione di essere l'eletto, l'unto del Signore. Sotto la sua guida, non solo sarebbero stati puniti i bolscevichi, ma banditi i risotti. Cresciuto, il bambino entrò nella p2. Caduta la p2, fece soldi a palate. Decise di unire le due cose, e si mise a capo di un popolo, sempre mantenendo l'idiosincrasia nei confronti dei bolscevichi e l'idiozia nei confronti di tutto il resto. Non dimenticò mai i suoi tre incubi: il Paese lo governò lui, e per essere sicuro introdusse il proporzionale; per evitare che non lo lasciassero parlare comprò tutti i mezzi di comunicazione; per non finire in galera legiferò fino ad essere intoccabile. Di notte suda ancora: vede bolscevichi dappertutto. Comincia a strepitare. Sta diventando isterico. Reincarnatevi: ma stavolta scegliete un'amanita.

IL SEGNO DEL MESE: pesci.
Ovvero, "la guida al martirio".
L'oroscopo tradizionale descrive i pesci come persone sensibili e facili al ferimento. La donna pesci è delicata, romantica, sognatrice; l'uomo pesci è vulnerabile, riservato, schivo.
Tutti e due, diciamocelo, sono una gran rottura di scatole.
La donna pesci dice "ma io ti amo", ma la frase trascritta è "ma come puoi essere così crudele con me mettendo quella cravata azzurra, segno inconfondibile di tradimento lussurioso e privo di ogni scusante, votato semplicemente a distruggere la mia autostima ed il mio incondizionato amore, se sai bene che io ti ho donato il mio cuore sebben ferito per le eternità a venire e mai e poi mai, neanche se chiami i NAS, neanche se mi fai rimuovere con il carro attrezzi, smetterò di amarti in ginocchio ed implorare la tua attenzione strusciandomi contro i tuoi pantaloni e scoppiando in un pianto dirotto mentre siamo in pubblico?".
L'uomo pesci scambia la frase "fa' come senti" con il corrispettivo "anche se mi pugnali al cuore e alle spalle e contemporaneamente sprimacci con il tacchetto tutti i miei organi interni, la mia devozione è tale da consentirti di camminarmi sopra con le sottoscarpe di Berlusconi e chiedermi di portarti l'acqua nelle orecchie, e mai e poi mai ti farò pagare di essere stata con me l'ultima delle bestie nonostante il mio puro, incondizionato, cristallino, etereo amore".
Pianeta dei Pesci è Nettuno; si ricorda qui il celebre quesito: "chi è il dio del mare?" "Nettuno." "Non è pottibile, dev'ettere qualcuno!".
Nati dei pesci:
Joahn Sebastian Bach, architetto della musica.
Dino Zoff, architetto della favella.
Anna Magnani, celebre per la sua bravura artistica.
Ornella Muti, celebre per qualcos'altro.


(Ottavia)

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